Interrogazione scritta alla Commissione UE

Sulla Gazzetta Ufficiale italiana, serie Concorsi, n. 34 del 4/5/2007 il Ministero Politiche Agricole pubblica un bando per 50 allievi atleti del Gruppo sportivo forestale.   

Tra i requisiti di partecipazione, per specialità come:  kayak, canottaggio, ciclismo, pesi leggeri, sport equestri, bob o sci alpino, figura il "non  essere  stato ammesso al servizio civile in qualità di obiettore di coscienza, per gli aspiranti di sesso maschile".

Anche in riferimento alla mia precedente interrogazione E-3772/06, sullo status degli ex obiettori in Italia,

Non ritiene la Commissione che questo bando sia un nuovo e ulteriore esempio di discriminazione, in contrasto, in particolare, con la direttiva 76/207/CEE del Consiglio, come modificata dalla direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'attuazione della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro?

on. Marco Cappato, 11 maggio 2007


INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE

AL MINISTRO PER LE POLITICHE AGRICOLE (Camera Deputati)

Per sapere, premesso che

-          Sulla Gazzetta Ufficiale, serie Concorsi, n. 34 del 4/5/2007 il Ministero Politiche Agricole pubblica un bando per 50 allievi atleti del Gruppo sportivo forestale.

-          Tra i requisiti di partecipazione , per specialità come:  kayak, canottaggio, ciclismo, pesi leggeri, sport equestri, bob o sci alpino, figura il " non  essere  stato ammesso al servizio civile in qualita' di obiettore di coscienza, per gli aspiranti di sesso maschile".

-          Tale ingiustificata condizione finisce per assomigliare ad una inspiegabile ritorsione di Stato contro chi, in ossequio alla legge sul servizio civile alternativo n. 230/98 (reclamizzata con spot TV governativi), ha servito la Patria svolgendo un periodo pressochè gratuito di attività di utilità sociale, nel periodo della leva obbligatoria poi congelata alla fine del 2004.

-          Per un malinteso, e ormai burocraticamente degenerato vincolo di "coerenza", la legge sull’obiezione di coscienza continua ad essere interpretata  malamente. Non è infatti possibile pretendere che una sola generazione di cittadini ex-obiettori di sesso maschile non possa più avere a che fare con mestieri anche lontanamente attinenti al possesso di mezzi di difesa personale.

-          Con questo bando si arriva al paradosso che un ex obiettore di coscienza non può portare un kajak, un bob o inforcare un paio di sci o montare a cavallo per fare gare sportive.

-          Tutto ciò non c'entra nulla con l’obiezione di coscienza espressa da un ragazzo a diciotto anni, specie oggi che la "naja" è scomparsa e che ai nati dopo il 1985 non si chiede più di prestare alcun servizio di leva obbligatorio, militare o civile che sia.

-          Infatti, sono ormai molte le Sentenze dei TAR che annullano atti di discriminazione nei confronti degli ex obiettori stabilendo il principio che la scelta riguarda la coscienza del singolo e –come tale- resta nella sua piena disponibilità come avviene per ogni altro tipo di obiezione di coscienza (es. medico anti abortista).

-          Nel caso in questione l’ingiustizia è ancora più stridente in quanto un ramo del Parlamento (la Camera dei Deputati) ha approvato a larghissima maggioranza da pochi giorni una norma che elimina in via definitiva l’irreversibilità dell’istituto dell’obiezione di coscienza alla leva.

Se non intenda modificare immediatamente il bando in questione eliminando il vincolo ingiustificato che discrimina una categoria di cittadini nello svolgimento di una attività come le discipline sportive che non hanno nulla a che fare con le armi.

On Romolo Benvenuto

Roma, 15 maggio 2007  

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XIII Commissione - Resoconto di giovedì 7 giugno 2007

INTERROGAZIONI

Giovedì 7 giugno 2007. - Presidenza del vicepresidente Giuseppina SERVODIO. - Interviene il Sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali Guido Tampieri.

La seduta comincia alle 14.10.

5-01032 Benvenuto: bando di concorso per 50 allievi atleti del Gruppo sportivo forestale.

Angelo Alberto ZUCCHI (Ulivo) dichiara di sottoscrivere l'interrogazione in titolo.

Il sottosegretario Guido TAMPIERI rileva che la normativa vigente e, specificamente, la legge n. 230 del 1998, prevede alcuni limiti per la partecipazione di coloro che sono stati ammessi a prestare servizio civile a concorsi per l'arruolamento in posti delle Forze armate. Riconosce che è attualmente all'esame del Parlamento un disegno di legge, già approvato in prima lettura dalla Camera, che prevede la rimozione di tali limiti. Il bando di concorso oggetto dell'interrogazione, tuttavia, non ha potuto che conformarsi alle disposizioni in vigore nel momento in cui è stato emanato. Occorre infatti tener conto che oggetto del bando è l'assunzione di 50 allievi atleti del gruppo sportivo forestale, i quali comunque ricoprono la funzione di agenti del Corpo forestale dello Stato e, come tali, agenti di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza.

Angelo Alberto ZUCCHI (Ulivo), cofirmatario dell'interrogazione, replicando, si dichiara soddisfatto.


Parlamento Europeo-attuale legislatura : Interrogazione E-3772/06 dell' On. Cappato (lista Bonino, eurogruppo ALDE)

EX-OBIETTORI DI COSCIENZA: CAPPATO INTERROGA LA COMMISSIONE EUROPEA SU DISCRIMINAZIONI NEI CONFRONTI DI 800.000 CITTADINI ITALIANI.

Bruxelles, 28 agosto 2006

Comunicato stampa

L'eurodeputato radicale Marco Cappato, Membro della Segreteria Nazionale della Rosa nel Pugno, ha depositato oggi un'interrogazione alla Commissione Europea per chiedere conto della situazione odierna di migliaia di ex-obiettori di coscienza in Italia.

Nel nostro Paese, infatti, circa 800.000 cittadini di sesso maschile, sottoposti sino al 31 dicembre 2004 all'obbligo di servizio di leva, hanno regolarmente prestato servizio civile sostitutivo o alternativo alla leva in forma militare come consentito dalla legge italiana.

A questi 800.000 cittadini é impedito, vita natural durante, il mutamento dei propri convincimenti personali, la revoca dello status di obiettore e conseguentemente la partecipazione a concorsi pubblici o l'accesso a professioni private o la pratica di sport che comportino l'eventuale uso di armi da fuoco od esplosivi a scopo civile, anche non destinate all'offesa della persona. L'Ufficio Nazionale del Servizio Civile italiano ha tra l'altro rilasciato provvedimenti di revoca dello status di obiettore nel 2004, ma da allora ha ricominciato a negarli.

Questa situazione rimane attuale per 800.000 cittadini maschi, ma non riguarda naturalmente i cittadini di sesso femminile e le persone riformate per motivi di salute, né i nati dopo il 1985 cui non saranno mai imposti obblighi di scelta.

Marco Cappato si è in particolare rivolto alla Commissione per sapere se la stessa sia innanzitutto a conoscenza di questa "disparità tra cittadini di fronte a bandi di concorso pubblico" e se non reputi che questa situazione sia in contrasto con le direttive comunitarie relative all'attuazione della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro. Infine Cappato ha chiesto conto della sospensione dei provvedimenti di revoca da parte dell'Ufficio Nazionale del Servizio Civile, un'ulteriore disparità di trattamento immotivata nei confronti di tanti cittadini.  

Ufficio di Marco Cappato al Parlamento europeo, 0032 2 284 7288

Testo integrale dell'interrogazione scritta alla Commissione UE, depositata il 28/8/2006:

"Ad oggi in Italia circa 800.000 cittadini di sesso maschile, sottoposti sino al 31 dicembre 2004 all'obbligo di servizio di leva, hanno regolarmente prestato servizio civile sostitutivo o alternativo alla leva in forma militare come consentito dalla legge italiana (legge 15 dicembre 1972, n. 772 e successivamente legge 8 luglio 1998, n. 230). A questi 800.000 cittadini maschi é impedito, vita natural durante, il mutamento dei propri convincimenti personali, la revoca dello status di obiettore e conseguentemente la partecipazione a concorsi pubblici o l'accesso a professioni private o la pratica di sport che comportino l'eventuale uso di armi da fuoco od esplosivi a scopo civile, anche non destinate all'offesa della persona. L'Ufficio Nazionale del Servizio Civile italiano ha rilasciato provvedimenti di revoca dello status di obiettore nel 2004, ma da allora ha ricominciato a negarli.
Questa situazione rimane attuale per 800.000 cittadini maschi, ma non riguarda i cittadini di sesso femminile e le persone riformate per motivi di salute, né i nati dopo il 1985 cui non saranno mai frapposti obblighi di scelta come avvenuto in passato con la vigente legislazione sull'obiezione e/o sulla leva.

Si è a conoscenza infine di richieste di attivazione di procedura di infrazione pervenute in tal senso a questa Commissione da parte di cittadini comunitari.    

Può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

1. E' a conoscenza la Commissione di questa disparità tra cittadini di fronte a bandi di concorso pubblico?

2. Non reputa la Commissione che questa situazione sia in contrasto, in particolare, con la direttiva 76/207/CEE del Consiglio come modificata dalla Direttiva 2002/73/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio e relativa all'attuazione della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro?

3.  Non reputa la Commissione che il comportamento dell'Ufficio Nazionale del Servizio Civile italiano sui provvedimenti di revoca dello status di obiettore - prima attuati e poi sospesi -  rappresenti un'ulteriore disparità di trattamento immotivata nei confronti di tanti cittadini ? "

 

RISPOSTA DEL COMMISSARIO EUROPEO ALL'OCCUPAZIONE E AFFARI SOCIALI V. ŠPIDLA

E-3772/06IT

Risposta di Vladimir Špidla a nome della Commissione

(17.10.2006)

La direttiva 76/207/CEE del Consiglio del 9 febbraio 1976[1], quale modificata dalla direttiva 2002/73/CE del Parlamento e del Consiglio, vieta la discriminazione diretta o indiretta nel lavoro, anche per quanto riguarda l’accesso al lavoro nei settori pubblico e privato.

Di recente la Commissione ha ricevuto una serie di denunce da cui risulta che a 800 000 cittadini italiani di sesso maschile che hanno prestato servizio civile sostitutivo o alternativo al servizio obbligatorio di leva in forma militare non è consentito partecipare a concorsi per determinati posti nel settore pubblico o accedere a determinate professioni private che comportano l'eventuale uso di armi da fuoco o esplosivi a scopo civile, anche non destinate all'offesa della persona.

Sarebbe utile che l’onorevole parlamentare trasmettesse alla Commissione copia della legislazione italiana pertinente affinché sia possibile esaminare la compatibilità di detta legislazione con la legislazione comunitaria indicata sopra. La Commissione provvederà a contattare le autorità italiane in merito alla questione qualora, in seguito ad un’approfondita analisi, dovesse constatare un’infrazione.  

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E-3772/06IT

Risposta integrativa di Vladimir Špidla

a nome della Commissione

(3.5.2007)

Nella sua risposta provvisoria alla presente interrogazione scritta la Commissione ha indicato di aver ricevuto diverse denunce relative al divieto per i cittadini maschi italiani che hanno prestato servizio civile sostitutivo del servizio militare obbligatorio di partecipare a concorsi pubblici o avere accesso a determinate professioni private che comportano l'uso di armi da fuoco o esplosivi, anche se a scopo civile e non destinati all'offesa della persona.

  La Commissione ha esaminato le questioni sollevate nelle denunce congiuntamente a quanto disposto dalla legislazione italiana. Tuttavia, al fine di decidere se la legislazione italiana dà origine a discriminazioni contrarie alla normativa comunitaria, la Commissione ha scritto alle autorità italiane per chiedere i chiarimenti necessari.

L'onorevole parlamentare sarà contattato direttamente non appena sarà pervenuta la risposta delle autorità italiane.


[1]     Direttiva 76/207/CEE del Consiglio, del 9 febbraio 1976, relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (GU L 39 del 14.2.1976), modificata dalla direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 settembre 2002 (GU L 269 del 5.10.2002).


Precedente Legislatura: pubblichiamo il testo di interrogazione parlamentare sull'argomento, e la sprezzante risposta dell'allora ministro Giovanardi:

Camera dei Deputati

TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 591 di Mercoledì 23 febbraio 2005

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

COSSA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
a partire dal 1o gennaio 2005, a seguito della sospensione della leva obbligatoria, il reclutamento per il servizio militare si baserà esclusivamente su una scelta volontaria: si perde, quindi, la ragion d'essere formale dell'obiezione di coscienza al servizio militare;
si pone l'esigenza di riconoscere alle persone che si sono dichiarate obiettori di coscienza al servizio militare la possibilità di poter formalmente rinunciare a tale scelta ed alle conseguenze da essa derivanti;
con parere espresso in data 25 ottobre 2002, l 'Avvocatura dello Stato ha valutato favorevolmente la possibilità di accoglimento della richiesta di rinuncia da parte degli obiettori allo status di obiezione di coscienza durante la prestazione del servizio civile;
con parere n. 964/03 in data 25 marzo 2003, la sezione terza del Consiglio di Stato ha dichiarato la piena legittimità del provvedimento di revoca, durante la prestazione del servizio civile, dello status di obiettore di coscienza -:
quali tempi preveda per l'adozione delle norme regolamentari attuative auspicate dal Consiglio di Stato in ordine al diritto di revocare la propria dichiarazione di obiezione di coscienza al servizio militare, durante e dopo la conclusione del servizio civile.
(3-04255)
(22 febbraio 2005)

 

Stenografico Aula in corso di seduta

Seduta n. 591 del 23/2/2005

 
Pag. 138
 

(Adozione di norme regolamentari sulla revoca della dichiarazione di obiezione di coscienza al servizio militare durante e dopo la conclusione del servizio civile - n. 3-04255)

PRESIDENTE. L'onorevole Cossa ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-04255 (vedi l'allegato A - Interrogazione a risposta immediata sezione 8).

MICHELE COSSA. Il problema da noi sollevato, si inserisce nel più ampio tema della situazione delle decine di migliaia di giovani che nel corso degli anni hanno scelto di obiettare al servizio militare e di svolgere, quindi, un servizio civile. Costoro si trovano oggi a subire, vita natural durante, delle limitazioni, soprattutto per quanto riguarda l'uso di armi e l'accesso alle professioni e mestieri ad correlate a tale uso. Si tratta di limitazioni che ci sembra non abbiano più senso nel momento in cui le Forze armate diventano forze su base volontaria a causa della sospensione della leva obbligatoria.
Riteniamo che il Consiglio di Stato abbia aperto uno spiraglio con una interpretazione evolutiva, stabilendo il principio della legittimità della revoca dello status di obiettore di coscienza e auspicando che il ministro della difesa disciplini la materia attraverso apposite norme che attuino la possibilità di rinuncia all'obiezione di coscienza, sia pure soltanto durante lo svolgimento del servizio civile.
La mancanza di questa disciplina crea dei problemi: è necessario introdurre elementi di certezza, anche perché sono pendenti davanti a diversi TAR italiani i ricorsi di giovani ai quali il ministro della difesa ha respinto la richiesta di revoca e che per questo rischiano di perdere importanti occasioni di lavoro.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento.

Grazie, signor Presidente. Risponderò proprio come delegato del servizio civile nazionale. Quello che porto sulla giacca in questo momento, infatti, è proprio il distintivo di tale servizio. Come è noto, dal primo gennaio 2005 non esiste più la leva obbligatoria e quindi sono i giovani, ragazzi e ragazze, a svolgere volontariamente, qualora lo vogliano, il servizio civile nazionale o il servizio nelle Forze armate. Sino al primo gennaio 2005 era prevista, invece, la leva militare obbligatoria con la possibilità, dichiarandosi obiettori di coscienza (dichiarando quindi di non voler utilizzare armi per ragioni di coscienza, morali e personali) di non svolgere il servizio militare ed essere avviati, come obiettori di coscienza, ai servizi sostitutivi. Ottocentomila giovani negli anni hanno fatto ricorso a questo strumento, fornendo un contributo importante nell'assistenza, nei beni culturali ed ambientali, nelle attività svolte sul territorio nazionale.
Il Consiglio di Stato ha ribadito che quando vigeva questo sistema l'obiettore di coscienza poteva revocare la domanda durante l'anno del servizio ed essere avviato al servizio militare. Lo scorso anno, a mio avviso giustamente, il Consiglio di Stato ha poi precisato che chi non ha svolto il servizio militare essendosi dichiarato obiettore di coscienza (avendo quindi scelto di ripudiare l'uso delle armi) non può ora sostenere di aver scherzato, di non aver fatto il militare e di chiedere che sia revocata quella decisione perché magari vuole recarsi a caccia, diventare carabiniere oppure utilizzare le armi. Ciò sarebbe sinceramente offensivo per quelle centinaia di migliaia di giovani che, nel momento in cui hanno dichiarato l'obiezione di coscienza, hanno effettuato una scelta vera, evitando di svolgere il servizio militare in quanto ritenevano che, fra la loro coscienza e l'utilizzo delle armi, vi fosse una incompatibilità non strumentale, non di comodo per evitare il servizio militare, ma una convinzione sulla scelta che stavano facendo.
La posizione del Governo, quindi, è molto chiara, e anche quella del servizio civile nazionale. Chi ha fatto quella scelta, dichiarandosi obiettore di coscienza, sapeva benissimo che la legge, ancora in vigore, prevedeva che gli obiettori di coscienza non potessero utilizzare le armi, essendogli precluse attività come la caccia o l'accesso a carriere comportanti la detenzione e l'uso delle armi (ad esempio, la partecipazione a concorsi per l'arruolamento nelle Forze armate).
Mi sembra che questa possa essere l'unica risposta, anche dal punto di vista morale, accettabile da parte di chi abbia nel corso degli anni effettuato scelte del tutto rispettabili; noi vogliamo onorare sia quei giovani che, rispondendo alla leva, hanno svolto il servizio militare, sia quelli che, per ragioni di coscienza, non lo hanno fatto, dichiarandosi obiettori di coscienza: l'importante è che entrambe siano scelte vere, meditate e non strumentali.

PRESIDENTE. L'onorevole Cossa ha facoltà di replicare.

MICHELE COSSA. Signor Presidente, signor ministro, è evidente che non posso dichiararmi soddisfatto di una risposta di questo genere, che mi riporta a trent'anni fa, quando si cominciava a parlare di obiezione di coscienza.
Signor ministro, in trent'anni sono stati fatti grossi passi in avanti e il servizio civile è stato considerato allo stesso livello del servizio militare: una scelta che ha portato, tra l'altro, centinaia di migliaia di giovani, e la ringrazio per questa precisazione, a svolgere un ruolo essenziale. Anzi, uno dei problemi essenziali che si pone con il venir meno della leva obbligatoria è quello di colmare la lacuna che viene a crearsi nel servizio civile.

 

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Certo!

MICHELE COSSA. Chiedo attenzione nei confronti di questo tema, invitandola a riflettere, signor ministro, sul fatto che in Italia esiste il divorzio e che sempre in Italia anche i responsabili dei crimini più efferati, nel verificarsi di determinate condizioni, escono dal carcere (anzi, proprio in queste settimane si sta dibattendo sui responsabili di uno dei crimini più efferati degli ultimi anni, quello di Novi Ligure, e si parla di reinserimento nei loro confronti): l'obiettore di coscienza è obiettore per la vita.
Ritengo che si debba ridiscutere di questo, che si debbano introdurre limitazioni temporali. Sono d'accordo con lei che non può essere una scelta fatta con leggerezza: deve essere una scelta vera, sentita, ma deve essere anche consentita la possibilità del ripensamento.
Insieme a numerosi colleghi di tutti gli schieramenti politici, nel 2001 ho presentato una proposta di legge su questo argomento, che indica una possibile soluzione e che, comunque, si ripromette di aprire un dibattito. Proprio in questi giorni il Senato sta discutendo la riforma del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, meditando di introdurre una scadenza temporale a tale riguardo.
Chiedo al Governo di agevolare il superamento di una normativa che oggi si pone come anacronistica e come fonte di discriminazione.
Rifletta su questo, signor ministro; agevoli, e non ostacoli, il superamento di questa normativa.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Ringrazio i colleghi ed i rappresentanti del Governo intervenuti nel dibattito.
Sospendo brevemente la seduta.